Naspi anticipata: quando devi restituirla davvero (e cosa cambia con le nuove regole)
Per molti lavoratori, perdere il lavoro rappresenta un momento di incertezza, ma anche un possibile punto di ripartenza. In questo scenario entra in gioco la NASpI, uno degli strumenti più importanti del sistema di welfare italiano. Ma cosa succede quando si decide di usarla per mettersi in proprio? E soprattutto: bisogna restituirla?
Negli ultimi anni, il tema della Naspi anticipata in un’unica soluzione ha assunto un ruolo centrale, soprattutto per chi sogna di avviare un’attività autonoma. Con le recenti novità introdotte dalla Corte Costituzionale e recepite dall’INPS, le regole sono cambiate in modo significativo.
Vediamo tutto con ordine.
Cos’è la NASpI e a chi spetta
La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è un’indennità di disoccupazione mensile e spetta ai lavoratori subordinati che abbiano perso il lavoro in modo involontario e che abbiano maturato determinati requisiti contributivi.
Possono richiederla:
- lavoratori dipendenti
- apprendisti
- soci lavoratori di cooperative
- personale artistico con rapporto subordinato
Per accedere alla NASpI è necessario soddisfare alcuni requisiti, tra cui:
- aver perso il lavoro involontariamente
- possedere i requisiti contributivi previsti dalla normativa vigente
- essere immediatamente disponibili al lavoro
In sostanza, la NASpI nasce come sostegno temporaneo al reddito per chi perde involontariamente il lavoro. Tuttavia, ciò che spesso si ignora è che questa prestazione può rappresentare anche un’opportunità per avviare un nuovo progetto professionale. La normativa, infatti, consente, in presenza di determinati requisiti, di richiedere l’anticipazione in un’unica soluzione dell’indennità di disoccupazione ancora spettante, così da utilizzare tali somme per avviare un’attività di lavoro autonomo, aprire una partita IVA o intraprendere un’attività d’impresa
Licenziamento e indennità
Quando si verifica un licenziamento, accedere all’indennità diventa un punto centrale nella vita del lavoratore. Si apre infatti la possibilità di accedere alla NASpI, che molti conoscono genericamente ma non sempre comprendono a fondo, cioè una forma di sostegno economico legata alla perdita involontaria dell’occupazione.
In realtà, capire bene cos’è la NASpI significa comprendere che non si tratta soltanto di un aiuto temporaneo, ma di un meccanismo strutturato che interviene in una fase delicata della vita lavorativa, garantendo continuità reddituale in attesa di una nuova occupazione o di una scelta diversa, come il lavoro autonomo in disoccupazione.
Cos’è la Naspi anticipata
Chi percepisce la NASpI può scegliere di richiedere la Naspi anticipata, cioè l’erogazione in un’unica soluzione dell’importo complessivo spettante.
Questa opzione è pensata per chi vuole:
- avviare un’attività autonoma
- aprire una partita IVA
- costituire un’impresa individuale
In questo caso, la Naspi anticipata cambia natura: non è più solo un aiuto economico, ma diventa un vero e proprio incentivo all’autoimprenditorialità.
Il nodo critico: la restituzione dell’importo
Per lungo tempo la disciplina è stata piuttosto rigida, poiché chi avesse ricevuto la Naspi anticipata e successivamente avesse instaurato un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo teorico della prestazione, era tenuto, in linea generale, alla restituzione integrale delle somme percepite, senza alcuna distinzione.
Questa impostazione rendeva il passaggio verso il lavoro autonomo in disoccupazione particolarmente rischioso, perché qualsiasi evoluzione imprevista poteva trasformarsi in un obbligo economico rilevante e difficilmente sostenibile.
La svolta della Corte Costituzionale
La Corte costituzionale ha ritenuto irragionevole che il lavoratore fosse obbligato a restituire integralmente la NASpI anticipata anche quando la cessazione dell’attività autonoma dipendeva da circostanze del tutto estranee alla sua volontà. Una simile conseguenza, secondo i giudici costituzionali, contrastava con il principio di proporzionalità e con la funzione stessa dell’istituto, che mira a favorire il reinserimento lavorativo.
Con la sentenza n. 90 del 2024, Sentenza 90 del 2024 è stato introdotto un cambiamento significativo, intervenendo proprio sul meccanismo della restituzione della Naspi anticipata, chiarendo che non può essere applicato in modo automatico e indifferenziato.
Secondo la Corte, infatti, esistono situazioni in cui la rigidità della norma non è compatibile con la realtà dei fatti, soprattutto quando il percorso di lavoro autonomo in disoccupazione si interrompe per eventi non imputabili al lavoratore.
Ma cosa significa esattamente?
In questi casi, la restituzione della Naspi anticipata non può essere automatica, proprio perché verrebbe meno il principio di proporzionalità che deve guidare l’intero sistema della indennità di disoccupazione.
L’intervento dell’INPS e la circolare del 2025
A seguito della pronuncia della Corte, l’INPS ha adeguato la propria interpretazione con la Circolare n.36 del 04/02/2025 introducendo un meccanismo più flessibile nella gestione della Naspi anticipata.
Restituzione parziale: come funziona
In presenza di eventi non imputabili al lavoratore, l’obbligo restitutorio non opera più automaticamente nella sua interezza. L’INPS valuterà le circostanze del caso concreto e ad applicare il principio di proporzionalità, potendo quindi limitare la restituzione nei casi previsti dalla circolare attuativa.
Questo approccio introduce maggiore equilibrio nella gestione della indennità di disoccupazione, evitando che eventi imprevisti compromettano in modo eccessivo chi aveva intrapreso un percorso di lavoro autonomo in disoccupazione in buona fede.
Perché questa novità cambia la prospettiva
Il cambiamento è rilevante perché riduce il rischio economico legato alla scelta di utilizzare la Naspi anticipata come strumento di investimento personale, rendendo più sostenibile il passaggio da una situazione di licenziamento e indennità a una fase di autonomia professionale.
Attenzione: non è automatico
È importante chiarire un punto: la riduzione dell’obbligo di restituzione della NASpI anticipata non opera automaticamente. Spetta infatti all’INPS valutare il caso concreto, verificando se la cessazione dell’attività sia dipesa da circostanze non imputabili al beneficiario, secondo i criteri indicati dalla Corte costituzionale e dalla successiva circolare dell’Istituto.
Per questo motivo, è importante:
- documentare le circostanze che hanno determinato la cessazione dell’attività;
- conservare tutta la documentazione utile;
- collaborare con l’INPS fornendo le informazioni richieste.
La Naspi anticipata rappresenta una grande opportunità per chi vuole reinventarsi professionalmente, ma, come ogni strumento, va conosciuta bene.
Le nuove regole introducono maggiore equilibrio tra tutela del lavoratore e corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
Sapere quando è possibile evitare la restituzione totale della Naspi significa affrontare con più sicurezza una scelta importante: quella di costruire qualcosa di proprio.
Se ti trovi in una situazione complessa o stai valutando di richiedere l’indennità di disoccupazione, confrontarti con un avvocato può fare davvero la differenza.
Ogni caso ha le sue particolarità: capire in anticipo i rischi, le opportunità e le eventuali conseguenze ti permette di prendere decisioni più consapevoli.
Se stai valutando di richiedere la NASpI anticipata oppure hai già percepito l’anticipazione e ti trovi ad affrontare una situazione complessa, confrontarti con un avvocato può fare la differenza.
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